Alla scoperta del più grande Tesoro del Mondo

La storia di Monreale se non è unica, è alquanto singolare. La Città infatti non appartiene né alle città nate né alle città fondate in quanto il progetto originale del Re normanno Guglielmo II, prevedeva unicamente la costruzione della maestosa Cattedrale.

La Storia di Monreale

..posta a 7 km da Palermo, trasse origine da un antico villaggio arabo detto Balharà, al centro del quale il Re Guglielmo II fece costruire… ubicata… fu per secoli dimora preferita dei Re normanni prima e di quelli che seguirono, per cui fu detta Monte Reale, e col tempo diventò Monreale.

[tratto da: De Veteribus Recentioribusqz Rebus Siculis di Santo Policastro]

Monreale

Monreale balza agli onori della cronaca verso l’XII secolo, con l’avvento della dinastia normanna. Era in questo luogo, infatti, che i re normanni si ritiravano per riposare dalle fatiche della guerra e dal governo della Sicilia. 

La leggenda narra che una notte, nel 1171, re Guglielmo II – detto “il Buono” – si fosse addormentato sotto un albero di carrubo durante una battuta di caccia nei boschi monrealesi, ai piedi del monte Caputo. Nessuno poteva immaginare che la Madonna gli sarebbe apparsa, raggiante, in sogno e che proprio lei avrebbe svelato al sovrano il segreto di una “truvatura”. Furono queste, infatti, le parole della Vergine Maria:

“Nel luogo dove stai dormendo è nascosto il più grande tesoro del mondo: dissotterralo e costruisci un tempio in mio onore”.

Detto questo, la figura celestiale scomparve e Guglielmo, una volta svegliatosi, ordinò immediatamente che si sradicasse il carrubo e che gli si scavasse intorno. Con grande stupore, venne scoperto un immenso tesoro che venne subito destinato alla costruzione del Duomo di Monreale. Per la grandiosa realizzazione dell’opera furono chiamate le migliori maestranze arabe, specie per gli sfarzosi mosaici dorati: erano i cosiddetti “mastri di l’oru”.

Fu così che nel 1174 Guglielmo II fece innalzare l’abbazia benedettina di Santa Maria la Nuova, edificata sul luogo dove in realtà, già in età araba, esisteva un piccolo villaggio chiamato Balharā. A eccezione di questo modesto centro agricolo, poi sostituito poco a poco dal borgo nato attorno alla fondazione regia, pare che in zona non esistessero altri enti religiosi o agglomerati urbani precedentemente alla costruzione della Cattedrale.

Il re dispose che cento monaci della Badia di Cava, con a capo l’abate Teobaldo, si trasferissero a Monreale per officiare nel tempio. Essi giunsero a Monreale il 20 marzo 1176 e l’abate Teobaldo venne insignito del titolo di “Signore della Città”. Il 5 febbraio 1182, Lucio III, su richiesta dello stesso Guglielmo, elevò la chiesa di Monreale costruita “in loco qui dicitur Mons Regalis” a “Cattedrale Metropolitana”. Primo arcivescovo della diocesi di Monreale è stato fra’ Guglielmo del monastero dei Benedettini.

Monreale, come Olimpia, il centro greco dove non c’era una città, ma un insieme di templi, in primis quello di Zeus, il nostro Padre Eterno. D’altra parte non risulta che il progetto originale prevedesse anche la Città. A Monreale dunque tutto comincia dal suo Tempio d’Oro. Un Tempio che, con il suo complesso pullulante di vita monastica e rigorosa, fu pensato in verità come un baluardo cristiano atto a controllare e contenere la popolazione musulmana ancora significativamente concentrata nel territorio alle spalle di Palermo; un Tempio che, secondo la volontà di Guglielmo II, doveva necessariamente imitare la grandiosità della Chiesa Romana di San Giovanni in Laterano e della Cattedrale di Santa Sofia di Bisanzio, se ambiva ad essere il pantheon della dinastia normanna. Già prima che il Duomo di Monreale fosse finito, il mondo ne parlava con meraviglia. Lo stesso papa Alessandro III, in una bolla inviata al sovrano nel 1174, esprimeva tutta la sua gioia per la solennità del monumento. 

Dalla fine del XII secolo, Monreale fu circondata da alte mura inframmezzate da dodici torri nate col preciso intento di difendere il complesso abbaziale, nucleo attorno al quale si sviluppò, a più ondate nel corso dei secoli, un vivace centro abitato. In questo stesso periodo, infatti, un primo piccolo agglomerato si andava articolando tra i due quartieri del Pozzillo e della Ciambra. Tra il 1200 e il 1300 sorsero poi i quartieri della Carrubella, di San Vito e Tavola Rotonda. Ad ogni modo, oggi sono visibili solo due delle antiche torri inglobate nel complesso del Guglielmo II, mentre delle mura medievali, delle due torri di guardia e delle mura che chiudevano l’accesso al Duomo e al Palazzo del Vescovo, non rimane più nulla. 

Il 1600 fu un secolo cruciale per la definitiva urbanizzazione di Monreale, con la nascita del nuovo quartiere del Carmine e, soprattutto, con la costruzione di alte mura e porte volte a cingere tutto il perimetro della città. Un nuovo ordine di mura perimetrali intorno alla città fu infatti realizzato a partire dal 1624, per ordine dell’Arcivescovo Girolamo Venero, al fine di preservare la cittadina normanna dalla peste che aveva messo in ginocchio Palermo nello stesso anno.

Un ulteriore ampliamento delle mura avvenne nel biennio 1766-68, per ordine dell’Arcivescovo Francesco Testa che, in conseguenza dell’espandersi del centro abitato seicentesco, avanzò i limiti occidentali del paese. Anche di questo, come per il resto delle altre mura, quasi nulla è rimasto.

Nella piazza che i monrealesi da decenni chiamano “u bagghiu” si trovano l’ex convento dei Benedettini con il chiostro annesso, la cattedrale normanna, il palazzo comunale, il palazzo arcivescovile e il seminario. L’attuale piazza Vittorio Emanuele II mantiene la stessa disposizione spaziale del complesso benedettino originario.

In virtù della Costituzione siciliana del 1812, Monreale venne privata dei privilegi feudali diventando città regia dando vita ad un nuovo periodo per la vita civile.

Un avvenimento degno di nota, nella storia monrealese, è la visita di Francesco Giuseppe Imperatore d’Austria a Monreale. In quell’occasione si diede definitiva sistemazione ai corpi dei re normanni Guglielmo I e Guglielmo II, nelle tombe già restaurate dopo l’incendio del 1811.

Monreale oggi con i suoi 529 km2 è il sesto comune d’Italia per estensione territoriale, dopo Roma, Ravenna, Cerignola, Noto e Sassari, nonché il secondo comune italiano, dopo Roma, per numero di comuni confinanti (ben 23).

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