Un’Arte Millenaria Custodita e Rinnovata

L’arte del mosaico monrealese è conosciuta nel mondo grazie alla monumentalità degli oltre seimila metri quadrati di rivestimento musivo del suo Duomo. Un’arte antica tenuta ancora oggi viva dalla Scuola per il mosaico e dalle maestranze artigiane del paese.

Monreale e il Mosaico

Dalle straordinarie potenzialità decorative ed espressive, il mosaico rappresenta una delle più alte espressioni dell’arte. Il termine mosaico sembrerebbe derivare dal greco musaikòn, letteralmente “opera delle Muse”, con riferimento all’abitudine di decorare le grotte e le fontane dedicate alle muse protettrici delle arti, che adornavano i giardini romani.

Questa antica tecnica decorativa consiste nel comporre un disegno o un’immagine accostando piccole tessere, cioè minuti tasselli di pietra, di marmo o di pasta vitrea colorata. A differenza dell’intarsio, in cui i pezzi da applicare sono inseriti in una superficie che è stata scavata per ricevere il disegno, i pezzi di mosaico vengono applicati su una superficie che è stata appositamente predisposta con un materiale adesivo.

Logo Monrealetour in mosaico

In quanto forma d’arte, i mosaici sono paragonabili alla pittura. Analogamente a questa infatti, anche con la tecnica del mosaico vengono realizzati disegni e quadri bidimensionali con la possibilità di raggiungere superfici decorative molto estese.

Il mosaicista, per realizzare le proprie opere, deve sottostare ai limiti delle qualità naturali dei materiali che ha scelto di impiegare. Le tessere di pasta vitrea colorata sono quelle che consentono di disporre di una gamma di colori più ampia. L’introduzione di questa tipologia di tessere è da attribuire ai Romani: il vetro, ottenuto dalla solidificazione di ossido di silicio, viene reso opaco mediante l’utilizzo di un composto di piombo e stagno, e successivamente colorato integrando il composto con sali minerali; le tessere dorate, invece, si ottengono inserendo una foglia d’oro fra due strati vitrei.

Il mosaico è tra le prime forme artistiche documentate dell’antichità. Risalgono, infatti, addirittura al IV millennio a.C., nell’area mesopotamica, le prime testimonianze di decorazioni musive ornamentali realizzate con piccoli elementi cuneiformi di terracotta inseriti nella malta fresca. Nel II millennio a.C., in area minoico-micenea, si iniziò ad usare, in alternativa all’uso dei tappeti, una pavimentazione a ciottoli che dava maggiore resistenza al calpestio e rendeva il pavimento stesso impermeabile.

Furono i Greci che elevarono il mosaico di ciottoli ad arte di grande raffinatezza inventando la cosiddetta tecnica a tessera. Le tessere (dal latino “cubi” o “dadi”) venivano infatti tagliate a triangolo, quadrato o altra forma regolare in modo che si adattasse perfettamente alla griglia componente la superficie del mosaico.

Nel periodo imperiale avanzato il mosaico conobbe le sue espressioni più fulgide come dimostratoci dai ritrovamenti archeologici sia in occidente che in oriente, con temi legati alla mitologia classica, scene di caccia o di vita quotidiana. A quel tempo infatti sovrani, nobili e ricchi cittadini chiesero ai maestri di decorare i pavimenti e le pareti delle loro lussuose dimore.

Mosaico Romano

Dal IV secolo d.C. il mosaico è utilizzato anche per la decorazione di volte e cupole e conosce la massima diffusione proprio nell’arte paleocristiana e nell’arte bizantina. Le più importanti testimonianze dell’arte musiva bizantina si trovano oggi nelle chiese di Santa Sofia nella odierna Istanbul; di San Vitale, di San Apollinare Nuovo e di San Apollinare in Classe a Ravenna; di San Marco a Venezia, nel duomo di Cefalù e nel duomo di Monreale, edificato nel XII secolo per volontà del Re normanno Guglielmo II e conosciuto in tutto il mondo per la monumentalità del suo rivestimento musivo. E’ grazie a questa monumentale opera che il nome di Monreale restò indissolubilmente legato all’arte del mosaico.

Gli innumerevoli interventi volti al restauro ed alla conservazione dell’immenso patrimonio musivo del duomo determinarono infatti l’esigenza di istituire in loco una scuola legata al mosaico. Diverse testimonianze storiche confermano che già alla fine del 1400 le opere di restauro, della vasta superficie in mosaico del duomo, furono portate avanti dal mosaicista monrealese Mastro Masi Oddo, anche se lo storico Gaetano Millunzi ipotizza che antecedentemente a quell’epoca esistesse già una scuola di mosaico a Monreale.

Le stesure musive eseguite ad opera dei mosaicisti monrealesi erano costituite da tessere di pasta vitrea, di paste vitree dorate e da tessere lapidee per le quali venivano usati calcari locali. Non si conosce, allo stato attuale, il luogo di produzione delle tessere di pasta vitrea, anche se un indizio, a favore di una continuità di tradizione, ci viene fornito da Masi Oddo che “il vetro lo cuoceva in Monreale”. Il ritrovamento poi di frammenti di pizze vitree non utilizzate in cavità delle murature e in vani di finestra, poi murati, sembrerebbe affermare che le pizze erano tagliate “in situ” (sul posto), anzi proprio sui ponteggi.

Mosaici Duomo di Monreale

Pietro Antonio Novelli (padre del famoso Pietro) al quale fu affidato l’incarico di restaurare i fregi e le decorazioni, Pietro e Angelo Masi (figli di Pietro Oddo), Geronimo Di Bartolomeo, Pietro e Vincenzo Nicolosi, insieme ai figli Biagio e Antonio, Cosimo La Piana, Giuseppe De Lapi e Giuseppe Matranga furono solamente alcuni degli artisti che portarono avanti nel corso dei secoli il lavoro intrapreso da Masi Oddo.

Girando ancora oggi per i vicoli della città è possibile trovare eccellenti maestri artigiani che realizzano opere musive di grande gusto e qualità. Durante la vostra visita a Monreale non perdete l’occasione di frequentarne le botteghe per farvi raccontare i loro metodi di lavoro, gustandovi al contempo la perizia tecnica delle loro mani all’opera ed ammirando i capolavori da loro realizzati.

Documenti
cicli musivi

Le scene della nostra vita sono come rozzi mosaiciGuardate da vicino non producono nessun effetto, non ci si può vedere niente di bello finché non si guardano da lontano.

Arthur Schopenhauer

I mosaici del Duomo

Probabilmente realizzati nel breve arco di due anni, da maestranze bizantine affiancate da quelle siciliane, i mosaici raccontano per immagini, in 130 quadri, le storie del Vecchio Testamento e la Vita di Cristo, con legenda in greco e latino, seguendo un preciso schema basato su un principio stabilito sotto il pontificato di Adriano I nel secondo Concilio di Nicea (787 d.C.).

Nel racconto in mosaico si ripropone il piano divino per la salvezza universale, partendo dalla creazione del mondo e dell’uomo che, con il peccato originale, è costretto al lavoro e all’espiazione, fino all’intervento di Dio che sceglie il suo popolo per prepararlo alla salvezza (navata centrale). La realizzazione del piano è rappresentata dalla venuta di Cristo che attraverso la sua vita (transetto) e le sue opere (navate laterali) porta alla salvezza.

Il sontuoso colonnato del Duomo di Monreale traccia il cammino verso colui il quale rappresenta l’inizio della missione di salvezza e infatti, volgendo lo sguardo verso l’abside centrale, è possibile ammirare la maestosa figura (alta ben 12 metri) del Cristo Pantocratore con la scritta in greco Pantocràtor (Gesù Cristo l’onnipotente), che dall’alto sembra scrutare ogni singolo angolo della basilica. Il Cristo è raffigurato con indosso una tunica rossa a simboleggiare la regalità ed un manto azzurro ad indicarne l’umanità (Cristo uomo); l’oro, infine, rappresenta la sua natura divina.

Sotto la figura del Cristo è raffigurata la Vergine col Bambino, con la scritta greca Panacròntas (tutta immacolata), affiancata dagli apostoli e da figure angeliche, mentre l’ultima fascia è dominata dalla presenza delle figure dei santi. Al centro del sottarco è raffigurato il trono del giudizio, mentre sopra la parete del trono regale e su quella del soglio arcivescovile è possibile ammirare la scena in cui re Guglielmo II offre in dono la sua chiesa alla Vergine e quella dove lo stesso sovrano riceve la corona dalle mani di Cristo.

Le scene che narrano il tema della salvezza universale si sviluppano su due registri che trovano il loro punto di inizio nel grande arco del presbiterio.

Il registro superiore comincia con la creazione della materia dal caos informe e termina con Adamo nell’eden. Nelle due scene che sormontano la porta maggiore è raffigurata la creazione di Eva e la sua presentazione ad Adamo. Nella parte sinistra del transetto, la scena inizia con la scena di Eva ed il serpente tentatore, e termina con la raffigurazione di Dio che ordina la costruzione dell’arca a Noè.

Posando lo sguardo sulla parte destra del transetto è possibile osservare le scene di Noè che fa costruire l’arca, le raffigurazioni del diluvio, la torre di Babele e la visita dei tre angeli ad Abramo. Nelle due scene che sovrastano la porta maggiore sono raffigurati l’episodio di Sodoma distrutta per volontà di Dio e la trasformazione della moglie di Loth in statua di sale.

Il registro inferiore nella parte sinistra del transetto inizia con la raffigurazione del sacrificio di Isacco, ed i vari episodi di Giacobbe che terminano con la sua vittoria, che gli consente di ottenere la benedizione ed il cambiamento del nome in Israele. Le scene del transetto sono dedicate all’esposizione della vita di Gesù: l’episodio di Zaccaria che diviene muto dopo l’incontro con l’arcangelo Gabriele (2 scene), l’Annunciazione della nascita a Maria, la vita infantile (9 scene), l’episodio delle nozze di Cana ed il primo miracolo operato ed infine il battesimo nel fiume Giordano.

Sul lato destro del transetto, 15 scene narrano la vita adulta di Gesù, dalla tentazione del demonio nel deserto, ai vari miracoli quali la guarigione del paralitico, del cieco, alla resurrezione di Lazzaro, ed il suo interrogatorio davanti a Pilato. Sul lato sinistro altre 15 scene, dalla Crocifissione di Gesù sul Calvario, alla Resurrezione, alla apparizione alla Maddalena ed ai due apostoli, alla pesca miracolosa, ed infine alla discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli nel giorno di Pentecoste.

Le absidi delle navate laterali ospitano, nel catino, le due immagini di S. Pietro (a destra) e S. Paolo (a sinistra) seguiti da episodi significativi della loro vita.

La maestosità degli interni è ulteriormente impreziosita dai mosaici in opus sectile a motivi geometrici che percorrono in lungo e in largo le pareti e i pavimenti della basilica. 

Con il termine opus sectile si intende una raffinata tecnica decorativa che prevede l’accostamento di elementi di varia natura che, al contrario delle tessere usate normalmente per una qualsiasi superficie musiva, vengono appositamente scelte e intagliate per dare loro una determinata forma. Ciò si traduce nella creazione di figure a incastri e intarsi policromi dove a farla da padrone sono prevalentemente materiali lapidei o a pasta vitrea. 

I mosaici parietali del Duomo, in particolare, sono costituiti da fasce verticali  e orizzontali in opus sectile che ornano e scandiscono, con una varietà di motivi geometrici e combinazioni cromatiche sempre diverse, il candore del marmo. Gli schemi figurativi proposti si rincorrono, si ripetono e si rinnovano per rappresentare quadrati, triangoli, nastri, stelle, croci e intricati poligoni musivi. Degni di nota anche i fregi a palmizi (interpretati dagli storici anche come sequenze di gigli o di bambole arabe agghindate) che fungono da elemento di raccordo tra le sezioni marmoree e i mosaici a fondo d’oro narranti le vicende bibliche. 

I mosaici pavimentali, invece, sono costituiti non solo da fasce orizzontali poste sui gradini che consentono l’accesso ai piani pavimentali come quelli, ad esempio, dell’absidiola di San Paolo (navata sinistra), di quella di San Pietro (navata Sinistra) e del presbiterio, ma anche da raffinate composizioni marmoree policrome in stile cosmatesco. Con questa espressione – derivante dai Cosmati, famiglia di marmorari romani vissuta tra il XII e il XII e considerata l’ideatrice di questa tecnica artistica – ci si riferisce genericamente a un tipo di ornamentazione molto utilizzata in età romanica ma risalente all’epoca bizantina. Essa consiste nell’abbellire pavimentazioni, chiostri, e arredi attraverso tarsie marmoree policrome di svariate forme che, accostando elementi lapidei intagliati nei colori e nelle dimensioni desiderate, riproducono motivi geometrici a quadrati, cerchi, stelle, triangoli o quinconce (una composizione, cioè, di quattro tondi disposti attorno a un quinto tondo) e guilloche (una serie di tondi collegati tra loro da fasce intrecciate).

La Scuola per il Mosaico

Monreale è conosciuta in tutto il mondo per la grandezza e la magnificenza dei suoi mosaici. La Scuola d’Arte nacque per sugellare il profondo legame tra la città e l’arte musiva che, in questo luogo, affonda le radici fino al lontano 1400. E’ proprio a quel tempo infatti che, a causa dei numerosi interventi di conservazione e restauro dei mosaici del duomo, fu istituita una scuola di artisti ad opera di Masi Oddo.

Da allora importanti artisti locali quali Pietro Antonio Novelli nel ‘600, i fratelli Zerbo nell’800 ed i fratelli Matranga nel primo ‘900 portarono avanti la tradizione dell’arte musiva monrealese. Al fine di garantire una continuità artistica tra passato e presente, nel 1955 il mosaicista Vincenzo Romano tenne in città il primo corso di mosaico.

Ma il vero punto di svolta per l’insegnamento dell’arte musiva a Monreale si ebbe solamente nel 1959 quando il prof. Benedetto Messina, ceramista e mosaicista monrealese nonchè docente di disegno presso l’Istituto d’arte di Palermo fondò la Scuola Comunale per la Ceramica e il Mosaico “Antonio Leto”, offrendo come sede la sua abitazione a Monreale in via Umberto I. La palazzina, di quattro piani ospitò, fino al 1964, centotrenta allievi e sei classi.

Scuola per il Mosaico di Monreale

Dopo appena due anni, nel 1961, la sezione mosaico (che contava circa 60 iscritti) venne riconosciuta dal Ministero della Pubblica Istruzione, con apposito decreto, ed elevata a sezione distaccata dell’Istituto statale d’arte di Palermo. Il percorso di studi triennale consentiva agli allievi, previo superamento di un esame, di conseguire il diploma di “Maestro d’arte per il mosaico”.

Nel 1964 le classi vennero trasferite dalla casa del prof. Messina ai locali dell’ex Refettorio dei Benedettini in piazza Guglielmo, adiacenti al Duomo.

Nel 1968 Il Ministero della Pubblica Istruzione concesse l’autonomia all’Istituto affidandone la direzione allo stesso prof. Messina. A partire dall’anno scolastico 1970-71 l’offerta formativa della scuola acquisì ulteriore prestigio con l’attivazione del quarto e il quinto anno del Corso superiore mediante i quali era possibile conseguire il diploma di “Maturità d’arte applicata”.

Nel 1974 l’Istituto venne trasferito nei locali attuali in via Biagio Giordano. Fu intitolato il 13 giugno 1985 alla memoria del Capitano Mario D’Aleo barbaramente assassinato, assieme ai suoi collaboratori, esattamente due anni prima. All’interno dell’Istituto fu allestito un piccolo Museo storico con fotografie, documenti, articoli di giornali, alcuni dei primi lavori eseguiti dagli allievi, al fine di ricordare ai posteri l’entusiasmo degli inizi e spronare le generazioni a venire.

Nel corso degli anni l’Istituto d’Arte ha formato numerosi artisti che si sono affermati e contraddistinti nell’arte musiva sia in Italia che all’estero.

La scuola ancora oggi porta vanti la sua missione di tenere in vita la millenaria arte per il mosaico insegnando ai giovani la difficile tecnica dei mosaicisti bizantini. Numerose e pregevoli opere musive prodotte dagli allievi dall’Istituto trovano collocazione presso diversi enti del territorio.

Informazioni

Piazza Guglielmo II

Monreale

Dal 25 Giugno:

Feriali: 9:30 – 12:30 | 15:30 – 17:30

Festivi: 8:30 – 9:30 | 15:30 – 17:30

Durante le celebrazioni non è consentito effettuare visite.

Ingresso obbligatorio con mascherina.

Lu-Me-Ve: 9:00 – 13:00

Telefono: 327.3510886

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