Il Borgo mai Vissuto

A circa 30Km da Monreale, nelle vicinanze della ferrovia fantasma Palermo-Camporeale, sorge l’affascinante incompiuto Borgo Borzellino. Progettato durante il periodo fascista, con lo scopo di servire millecinquecento persone nella zona tra Camporeale e San Cipirello, il borgo non fu mai completato a causa dei contenziosi e delle vicissitudine che lo afflissero nel corso del tempo.

Borgo Borzellino

Durante il ventennio del regime fascista il territorio siciliano fu interessato da interventi di programmazione d’area vasta che prevedevano sistemi urbani o rurali funzionalmente integrati nel territorio. Si trattò, nella maggior parte dei casi, di fondazioni di varia tipologia insediativa, quasi sempre programmate nell’ambito di una pianificazione territoriale di più ampia scala del territorio agricolo, che prevedeva quasi sempre la bonifica idrico-ambientale di vaste aree. Gli insediamenti così creati, nella maggior parte dei casi, erano programmati per occupare una modesta estensione territoriale, su base demografica limitata, ed avevano uno specifico carattere rurale o sovente di centro di servizi per l’insediamento agricolo sparso.

É in questo contesto storico che vide la luce Borgo Borzellino, “ghost town” a circa 30Km dal centro abitato di Monreale, facente parte della seconda tornata di costruzioni che avrebbero dovuto ridare lustro al meridione grazie all’agricoltura. Borgo Borzellino venne progettato negli anni Trenta con lo scopo di servire millecinquecento persone nella zona tra Camporeale e San Cipirello. Il suo nome deriva da Domenico Borzellino, un misterioso martire fascista che, secondo il principio seguito dal regime di nomenclatura dei borghi, dovrebbe essere nato nelle vicinanze territoriali. Nessuno tra chi si è occupato del borgo, però, è mai riuscito a trovare notizia di Borzellino, che non figura in nessun elenco ufficiale di caduti fascisti.

L’ubicazione del borgo è abbastanza particolare. A differenza di altri borghi rurali, infatti, sorge nelle vicinanze di un centro abitato (San Cipirello) e a ridosso di un’arteria stradale molto trafficata (la SS624 Palermo-Sciacca). Quest’ultima conferisce al borgo una caratteristica acustica molto singolare. I mezzi in transito, infatti, creano forti suoni da un lato del paese, mentre dall’altro si odono solo rumori di campagna. Entrambi i suoni convergono al centro del borgo, nella piazza. Questo scenario quasi surreale è completato dalla non distante linea ferroviaria mai completata, Palermo-Camporeale, che avrebbe dovuto assicurare buoni collegamenti con tutto l’alto Belice.

Per questo motivo i progettisti di Borgo Borzellino, Giuseppe Caronia Roberti e Guido Puleo, pensarono originariamente di dotare rendere il centro abitato di tipo “A” dotandolo di tutti i servizi necessari per i coloni: un municipio, una chiesa, un ufficio postale, una caserma dei carabinieri, una scuola, una trattoria e rivendita, botteghe per artigiani e tutti gli alloggi per gli addetti ai vari servizi.

Ma Borgo Borzellino non fu mai un centro urbano vivo e punto di riferimento a causa dei contenziosi e delle vicissitudine che lo afflissero nel corso del tempo. Le cronache storiche raccontano che i lavori di costruzione, cominciati tra il 1939 ed il 1940, subirono quasi immediatamente un arresto. Il contratto con la prima ditta appaltante venne rescisso e venne presentato un nuovo, faraonico progetto che prevedeva quattordici edifici. I lavori vennero consegnati nell’aprile del 1943, e tre mesi più tardi furono sospesi per l’invasione della Sicilia da parte degli Alleati. Il direttore dei lavori Puleo, però, riuscì a ottenere un finanziamento da parte delle autorità alleate per completare la scuola e gli alloggi, e cambiò per l’ennesima volta progetto, eliminando qualsiasi fregio o riferimento al passato regime fascista.

Con l’entrata in epoca repubblicana, Borgo Borzellino passò in mano all’Ente Agricolo Siciliano (EAS), che avrebbe dovuto completarlo e usarlo per le sue politiche agrarie. Alcune perizie parlano di lavori di manutenzione intorno agli anni cinquanta e di un collaudo sulle strutture esistenti, ma nel frattempo intervenne la riforma agraria, i borghi agricoli persero di senso e vennero abbandonati. Alcuni edifici, tra i quali la chiesa, non videro mai la luce e nessuno visse mai veramente a Borgo Borzellino. Negli anni settanta il borgo venne assegnato a una cooperativa e successivamente fu utilizzato come deposito meccanico dell’EAS.

Oggi il borgo è inutilizzato. La maggior parte dei sei edifici che lo compongono presentano importanti problemi strutturali: l’edificio per le botteghe artigiani, la scuola e parte del municipio hanno i solai di copertura parzialmente crollati, la scuola ha diffusi dissesti statici, la caserma ha distacchi localizzati, le strutture di legno sono pericolanti. Soltanto la trattoria, completata più recentemente e usata fino a pochi anni fa dal nucleo di meccanizzazione agricola dell’EAS, è in discrete condizioni.

Tutto ciò non toglie a questo borgo, pensato per provare a dare nuova linfa e riscatto all’economia agricola siciliana, il fascino turistico di una visita immersiva nella realtà di un tempo oramai dimenticato.

Informazioni

Borgo Borzellino

Monreale

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