La Chiesa del Patrono

La data di edificazione della chiesa di San Castrense Vescovo, patrono di Monreale, non è nota con precisione. Si sa con certezza che originariamente era una piccola chiesetta di periferia, addossata verso la campagna monrealese. Nel 1499, per volontà dell’Arcivescovo Juan Borgia, fu fondato e annesso alla chiesa il Monastero femminile di San Castrense dell’ordine benedettino, detto “Badia grande”, che rappresentò per secoli un’istituzione molto influente sulla vita popolare della città di Monreale. Fu proprio in questo luogo che vide la luce il famoso biscotto a “S” di Monreale.

La Chiesa di San Castrense

San Castrense, patrono della città di Monreale, è una figura misteriosa della Chiesa della quale gli scritti ci consegnano ai giorni nostri ben poche informazioni. Secondo la leggenda, Castrense viveva in Africa al tempo della persecuzione dei Vandali datata intorno al 440. Dopo essere stato fatto prigioniero, il re dei vandali Genserico voleva che egli, unitamente ad altri cristiani e vescovi, rinnegasse la propria fede cristiana. Castrense, ed i suoi compagni di sventura, furono però rassicurati da un angelo inviato dal Signore:

Ecco, il Signore nostro Gesù Cristo mi manda a voi perché siano rassicurati i vostri cuori: i vostri persecutori cercheranno di affondarvi nel profondo del mare ma sappiate che l’Eterno Re a ciascuno di voi ha già preparato una regione in cui troverete pace in Gesù Cristo e gli abitanti grazie a voi saranno liberati da ogni orrore.

E così accadde. In seguito al diniego della loro fede, Genserico, su consiglio del proprio ufficiale Aristodemo, decise di caricare i prigionieri su di una barca malconcia che venne successivamente lasciata in balia delle acque del Mediterraneo. L’imbarcazione però, invece di affondare, raggiunse miracolosamente le coste della Campania. Sbarcati tutti sani e salvi, ciascuno dei fedeli prese la propria strada.

Secondo una tradizione Castrense diventò vescovo di Castel Volturno, secondo un’altra egli fu vescovo di Sessa Aurunca (CE) e qui morì “in mezzo al suo popolo, dopo aver celebrato i misteri ed essere disceso da sé nella sepoltura”. Pare infatti che Castrense conoscesse il giorno della sua dipartita e, dopo aver celebrato la sua ultima messa, si sia diretto in processione verso il suo sepolcro scendendovi vestito con i paramenti sacri.

Il corpo del Santo è attualmente conservato in un’urna argentea, nella cappella cinquecentesca a lui dedicata, ubicata all’interno della Basilica Cattedrale di Monreale. Le reliquie furono donate dal Vescovo Alfano di Capua per le nozze tra il re di Sicilia Guglielmo II d’Altavilla e Giovanna d’Inghilterra, sorella di Riccardo cuor di leone.

Le sacre reliquie furono deposte sotto l’altare maggiore nella Cattedrale di Monreale e da allora San Castrense fu invocato come patrono della città.

Tra i mosaici della cattedrale, sulla parete della porta centrale, troviamo raffigurato San Castrense con aureola e abito sacro, in atto di compiere due miracoli: la liberazione dell’ossesso e il salvataggio di una nave con il suo equipaggio.

La data di edificazione della chiesa di San Castrense a Monreale non è nota con precisione. Si sa con certezza che originariamente era una piccola chiesetta di periferia, addossata verso la campagna monrealese. Nel 1499, per volontà dell’Arcivescovo Juan Borgia, fu fondato e annesso alla chiesa il Monastero femminile di San Castrense dell’ordine benedettino.

Il Monastero di San Castrense rappresentò per secoli una fiorente e rigogliosa istituzione della città di Monreale, capace di influenzarne la vita popolare sotto diversi aspetti: religioso, economico, commerciale e folkloristico. Si deve ad esempio alla loro sapiente maestria nell’arte dolciaria l’invenzione del tipico biscotto a “S” di Monreale (viscotto ri Murriali), inserito oggi nell’elenco nazionale dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali. In virtù dello sviluppo e del lustro raggiunti, il Monastero cominciò ad essere chiamato “Badia grande”.

Nel 1508 venne istituita una fiera agricola da tenersi annualmente nello spazio antistante alla chiesa. L’evento, della durata di 8 giorni, aveva luogo la terza domenica di Maggio in coincidenza di una delle tre festività annuali che si tenevano in onore di San Castrense. Ai commercianti che decidevano di concludere i loro affari durante i giorni di fiera venivano concesse, in modo del tutto straordinario, agevolazioni ed esenzioni. Questo meccanismo favoriva l’economia monastica in quanto una percentuale sugli affari conclusi doveva essere corrisposta in favore del Monastero.

La chiesa, nel 1624, subì una prima importante opera di rifacimento per volontà dell’Arcivescovo Girolamo Venero che ne dispose l’ampliamento.

Nel 1644 un editto emanato dal re di Spagna, e recepito dal vicerè di Sicilia Almirante di Castiglia, ordinò che ogni anno il Simulacro della “Madonna del Popolo” (custodito all’interno della Basilica Cattedrale) venisse portato con solenne processione nella chiesa di San Castrense, e che li vi rimanesse per otto giorni, affinchè si potesse pregare per la pace universale e la difesa della fede cattolica. La credenza popolare ritiene che il Simulacro della Madonna sia stato scolpito nel tronco dell’albero di carrubo all’ombra del quale Guglielmo II si addormentò e sognò la Vergine che le indicava il posto dove avrebbe trovato il tesoro per costruire la magnifica Basilica Cattedrale. La festa della Madonna del Popolo, annualmente celebrata l’8 di Settembre, è ancora oggi la più antica festività monrealese che si conosca.

Nel 1867, con il sopraggiungere della soppressione degli ordini religiosi, lo splendore della “Badia grande” cessò definitivamente. L’edificio, oramai abbandonato, cadde in rovina e finì inevitabilmente per essere demolito. La Chiesa, acquisita dal Comune di Monreale e chiusa al culto, diventò sede parrocchiale solamente nel 1952.

I tesori della Chiesa

La chiesa di San Castrense si presenta con un prospetto dal disegno semplice, scandito verticalmente da lesene ad intonaco che lo delimitano. Il portale, sormontato da un’edicola che accoglie la statua raffigurante San Castrense, è finemente decorato con lesene, mensole e volute in pietra arenaria.

L’impianto interno della è ad aula unica di forma rettangolare. Lo schema planimetrico è idealmente suddivisibile, lungo l’asse longitudinale, in tre zone: la zona presbiteriale; la zona dell’assemblea liturgica, sormontata da una volta a padiglione, e la zona antistante l’ingresso, coperta da una bassa volta che sorregge il coro soprastante. La zona dell’assemblea liturgica è quella a maggiore densità decorativa.

Il presbiterio ospita oggi un meraviglioso altare di preziosi marmi con ornamenti barocchi. Tutti gli affreschi, ed anche alcuni stucchi, della zona absidale andarono purtroppo perduti in seguito a lavori di ristrutturazione eseguiti nel 1950. Meraviglioso il tabernacolo d’argento, adornato da colonnine, con ai lati le due statuine raffiguranti San Castrense e San Benedetto. Sopra l’altare campeggia una grande tela raffigurante “la Madonna del popolo in Gloria” realizzata da Pietro Antonio Novelli (padre di Pietro, detto “il monrealese”).

Le pareti laterali, ospitanti fini decorazione a stucco, si articolano in tre ordini decorativi: nel registro inferiore trovano collocazione quattro cappelle dedicate a San Benedetto, Santa Scolastica, Sacro Cuore di Gesù e Sacra Famiglia. Le cappelle ospitano altari in marmi policromi e stucchi di scuola serpottiana. Fiori, frutti, conchiglie, volute e putti oltre ad essere ornamento per se stessi fanno da cornice a piccoli affreschi e ad altre importanti opere quali reliquiari barocchi in legno intagliato e dipinti risalenti ai periodi ‘600 e ‘700. Tra le opere è possibile annoverare “la Madonna del Rosario”, “la Madonna con le Sante Vergini”, “la Deposizione di Cristo” e “la Gloria di San Benedetto”. Nella seconda cappella della parete di destra è invece possibile ammirare un’opera giovanile di Pietro Novelli: “la Madonna col Bambino e la Sacra Famiglia”.

Lungo il registro intermedio delle pareti trovano collocazione, circondate da stucchi raffiguranti santi, le grate delle monache realizzate in legno intagliato e dorato.

Il registro superiore è caratterizzato da finestre che si alternano a figure in stucco a tutto tondo.

La porta di ingresso è sormontata dalla grande cantoria, con fitte grate dorate che s’innalzano sino al tetto, in cui prendevano posto le monache del monastero per assistere alla messa e cantare. Il suo apparato ligneo decorativo consta di tre parti: la base, composta da quattro pannelli lignei intagliati e dipinti sorretti da mensole, la grata, formata da un parapetto curvilineo aggettante più grande e uno più piccolo posto poco al di sopra di una grande mensola lignea, la grande cimasa centinata riccamente intagliata e dorata, che segue l’andamento della volta del soffitto.

Informazioni

Piazza San Castrense, 5

Monreale

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