L’Antico Borgo Senza Tempo

A pochi passi da Monreale, in un’area a fortissima vocazione agricola caratterizzata da un paesaggio scarsamente antropizzato, sorge Borgo Schirò: una delle più note “ghost town” della Sicilia nonchè simbolo del fenomeno del “dark tourism” nell’isola.

Borgo Schirò

Visitando i bellissimi borghi abbandonati sparsi per la Sicilia, è impossibile resistere alla sensazione di essere capitati in luoghi dimenticati da ogni memoria. La percezione immediata è quella di una sospensione del tempo: come se quelle strade deserte, i palazzi vuoti e in rovina, le case disabitate non appartenessero a questa dimensione ma ad una realtà insensibile allo scorrere dei minuti.

Borgo Schirò, incastonato nell’immenso territorio del comune di Monreale, è oggi una delle più note “ghost town” dell’isola nonchè simbolo del fenomeno del “dark tourism” in Sicilia. Questa piccola frazione sorge a 10 chilometri da Corleone in un’area a fortissima vocazione agricola caratterizzata da un paesaggio scarsamente antropizzato.

Il nome del borgo è legato a Giacomo Schirò, giovane bersagliere di etnia arbëreshë (i cosiddetti “albanesi d’Italia”) che il 23 Luglio 1920, durante una festa di paese, fu trucidato con 53 coltellate. Il padre di Giacomo, Giuseppe Schirò, fu il maggior rappresentante della tradizione culturale e letteraria albanese di Sicilia.

Borgo Schirò fu una delle prime città rurali siciliane. Nacque nel 1939 per volere del regime fascista con l’obiettivo, insieme alla costruzione di altri borghi in varie zone della Sicilia, di favorire la colonizzazione del latifondo e di permettere ai contadini di poter vivere vicino alle terre da coltivare evitando così l’emigrazione verso le città ed il conseguente abbandono dei campi.

Come tutti gli altri borghi di fondazione fascista, seguiva fedelmente lo schema architettonico di sviluppo intorno ad una piazza ad impianto rettangolare, con gli assi delle strade di accesso sfalsati.

Il nucleo urbano comprendeva una trentina di abitazioni circa con annessi chiesa e canonica, la scuola, un negozio di generi alimentari e tabacchi, un ambulatorio medico, e altre attività basilari per un luogo autosufficiente. Il borgo ospitava un centinaio di persone nel suo periodo più florido ma si spopolò negli anni ’70, quando il richiamo delle città si fece forte e pochi ettari assegnati erano a stento sufficienti per sopravvivere.

Nei primi anni di abbandono rimasero attive solamente la chiesa e il negozio di generi alimentari e tabacchi, gestito dalla famiglia Solazzo, nel quale si approvvigionavano i contadini che avevano i loro campi nei dintorni. Entrambi i luoghi ebbero vita breve a causa di saccheggi e ruberie di ogni tipo che dovettero subire. L’ultima messa nel borgo è stata celebrata intorno al 2000.

Oggi del piccolo centro rurale non rimane che una piazza deserta circondata da abitazioni pericolanti e semidistrutte, con la vegetazione che ha invaso marciapiedi e cortili.

L’alimentari, il laboratorio anti-malarico, lo studio medico restano ancora in piedi, con le insegne ancora visibili e la tipica architettura del regime. Sulla facciata del municipio è ben leggibile la sigla “ECLS”, Ente di Colonizzazione del Latifondo Siciliano. Il piano superiore dell’edificio ospitava la sede del Partito Nazionale Fascista. La scuola è ubicata in fondo alla strada di accesso. Al suo fianco si erge la torre littoria, che un tempo ospitava con molta probabilità un serbatoio di acqua potabile. Caratteristica la fontana sormontata da mattoni rossi, che fungeva da abbeveratoio, sulla quale campeggia la scritta:

“Laudato sì mi signore per sòra acqua”

Nel 1997, alcuni studenti dell’Accademia delle Belle Arti di Palermo si occuparono di dipingere le pareti del borgo con murales rendendo ancora più caratteristica l’atmosfera che si respira in questo luogo.

Il borgo, sebbene sia pericolante e pericoloso date le condizioni in cui versa, attira l’interesse di molti curiosi e appassionati dei posti dimenticati, che lo visitano alla ricerca di qualche scatto suggestivo o per il desiderio di entrare in contatto con la storia del territorio e con un passato rimasto cristallizzato tra le mura in rovina. Il territorio, dalle grandi potenzialità turistiche, si sta dotando di moltissimi itinerari ciclo-turistici e a cavallo.

Informazioni

Borgo Schirò

Monreale

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