Un Gioiello d’Arte Nascosto

Sul lato Ovest della Piazza Guglielmo II, al cospetto del magnifico Duomo di Monreale, sorge uno dei gioielli nascosti della città normanna: la Chiesa di Maria SS. degli Agonizzanti. Innalzata su un preesistente edificio arabo inglobando una delle torri del sistema difensivo originario normanno, fu oggetto di pregevoli interventi decorativi ad opera dei Serpotta dei quali, ancora oggi, è possibile goderne la magnificenza.

La Chiesa degli Agonizzanti

Intorno alla fine del Quattrocento, all’interno della torre campanaria del Duomo di Monreale, trovava collocazione l’antica cappella delle carceri denominata “Santa Maria degli Agonizzanti della Confraternita del SS. Sacramento”. A seguito dell’abbandono della cappella ed al progressivo incremento del culto dei propri confratelli, fu necessario per la compagnia del SS. Sacramento dotarsi di una nuova sede funzionale alla missione di cura dei malati, offerta di elemosine e sepoltura dei morti.

La volontà della confraternita fu quella di rimanere topograficamente legata al sito precedente e quindi il luogo scelto per la costruzione del nuovo edificio fu il lato Ovest della Piazza Guglielmo II, al cospetto del Duomo di Monreale. Non esiste documentazione storica che ne attesti con esattezza l’anno di costruzione, ma molto presumibilmente l’opera può essere datata intorno alla fine del XV secolo. La Chiesa di “Maria Santissima degli Agonizzanti” fu innalzata su un preesistente edificio arabo inglobando una delle torri del sistema difensivo originario normanno. Sul fianco interno della chiesa, al di sotto dell’attuale quota di calpestio sia della chiesa che della piazza Guglielmo II, è stata riportata alla luce una parete di muro di epoca normanna decorato da “architetture ogivali cieche”.

Chiesa Agonizzanti

La chiesa fu edificata a unica navata divenendo la prima a Monreale a disattendere il posizionamento dell’altare a Oriente. L’attuale collocazione dell’ingresso appare sicuramente condizionata dalla presenza della “strada delle processioni” realizzata nel 1583 dall’Arcivescovo Ludovico Torres I.

L’aula, di lineari proporzioni a pianta longitudinale, è cadenzata da una decorazione architettonica e scultorea in stucco che stupisce per la straordinaria fattura ma soprattutto per l’estrema eleganza e naturalezza dei soggetti. Le figure si alternano alle grandi cornici mistilinee con festoni fioriti popolati da puttini alati reggi cornice e da due cappelle laterali rientranti rispetto al perimetro dell’edificio. Non esiste documentazione originale che attesti pagamenti ai Serpotta per le decorazioni scultoree: l’unico riferimento risulta essere la notizia di un restauro per le sculture della chiesa promosso dall’Arcivescovo di Monreale (24 gennaio 1850) affinché non si deteriorassero ulteriormente le “tante belle opere del valente Serpotta”. Ulteriori conferme della paternità delle opere si hanno dall’inconfondibile tecnica utilizzata: la fluidità dei panneggi, le pose e l’espressione dei volti delle allegorie femminili rispecchiano varianti profondamente collaudate e reiterate nelle opere decorative serpottiane. Inoltre, l’apparato decorativo del coro e dell’aula longitudinale ripropone in maniera fedele lo schema degli stucchi degli altari laterali della chiesa palermitana di San Giovanni dei Napoletani, realizzati da Procopio Serpotta tra il 1744 e il 1745.

Le quattro Virtù femminili lungo le pareti laterali rappresentano personificazioni allegoriche che, nonostante la mancanza di iscrizioni sui corrispettivi piedistalli, possono essere identificabili con le Virtù Teologali della Carità e della Fede e le due Virtù Cardinali della Fortezza e della Giustizia.

Due elementi del ricco apparato iconografico dislocati nelle imposte dell’arco trionfale del presbiterio, destano particolare attenzione: due figure maschili barbute di placido aspetto le quali accolgono tra le braccia i corpi esanimi di fanciulli agonizzanti. Le mani dei putti strette al petto e le loro bocche semichiuse sono volte ad enfatizzare il sopraggiungere della morte.

La chiesa anticamente custodiva la tela “Angelo custode”, realizzata dal pittore monrealese Pietro Novelli per la congregazione dei maestri Mercieri di Monreale. Nel 1685 l’opera fu trasferita nella chiesa di S. Maria dell’Orto. Ai margini laterali della cornice, ormai spoglia della tela d’altare, trovano collocazione due grandi statue di giovani arcangeli: Michele brandisce la spada nella mano destra calpestando un demone che si dimena da una catena che gli cinge il corpo, Raffaele accompagna un giovinetto il quale è rivolto in direzione della mano destra dell’arcangelo.

Il rifacimento della copertura, unitamente ai restauri delle strutture portanti, fu avviato il 22 marzo 1862. La nuova copertura della Chiesa, con l’intento di ricalcare l’idea originaria, fu realizzata con legno in lame accostate, di colore bianco realizzato per dare omogenea armonia con le pareti e gli stucchi.

Gli scavi archeologici hanno messo in luce piccoli brani dell’antica pavimentazione in maiolica policroma databile al XVII secolo, anteriore al rifacimento serpottiano, distrutta in più punti, pratica questa da collegarsi all’inumazione dei defunti ai quali spettava un posto nelle sepolture pavimentali. In Sicilia, con un bando del 1787 del Viceré Don Francesco d’Aquino, principe di Caramanica, si vietò l’uso delle sepolture private nelle chiese urbane, tuttavia i monasteri e le confraternite continuarono a godere di questo privilegio. Evidenze di tale pratica si rilevano nella lapide posta al centro della navata, in prossimità dell’abside, e due coppie di ossari quadrangolari ai lati dei due altari laterali.

Informazioni

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