Uno Scenario Unico di Cultura e Tradizioni

A pochi minuti da Monreale, su un altopiano che si affaccia su un grande lago, sorge Piana degli Albanesi. Fondata nel XV secolo da un gruppo di esuli greco-albanesi, la città mantiene ancora oggi intatte le usanze e le tradizioni culturali, religiose e linguistiche legate all’etnia di origine.

Piana degli Albanesi

Piana degli Albanesi (Hora e Arbëreshëvet in arbëreshë, Chiana in siciliano), distante soli 7 Km dal comune di Monreale e 24 Km da quello di Palermo, è adagiata su un altopiano montuoso (a 720 m s.l.m.) che termina in una conca su cui si estende il bacino del lago omonimo. Denominata fino al 1941 Piana dei Greci per il rito bizantino-greco professato, è tra le più note e popolose comunità storiche arbëreshë, ed è il centro più importante delle colonie greco-albanesi di Sicilia e sede vescovile dell’Eparchia bizantina, la cui giurisdizione si estende su tutte le chiese insulari di rito orientale.

La fondazione di Piana degli Albanesi risale alla seconda metà del XV secolo, quando un consistente gruppo di esuli provenienti dalle regioni centro-meridionali dell’Albania e in secondo momento dalla Morea,  dopo aver difeso la propria terra, cercarono rifugio in Italia, a causa dell’imminente avanzata turco-ottomana che minacciava la cristianità nei territori della penisola balcanica. L’esodo ebbe inizio in seguito alla disfatta dell’Impero Bizantino e alla morte di Giorgio Castriota Skanderbeg, che vittoriosamente combatté per la libertà del proprio popolo per più di un ventennio.

Grazie all’appoggio della Repubblica di Venezia, tra cui consanguinei di Castriota e nobili della più elevata aristocrazia albanese, gli esuli riuscirono a raggiungere la Sicilia e dopo alcuni anni di ricerca del luogo dove insediarsi si fermarono negli ampi territori amministrati dalla Mensa Arcivescovile di Monreale. Negli anni 1486-1487 fu chiesto al cardinale Juan Borgia il diritto di soggiorno sulle terre di Mercu e Aydingli, situate nell’entroterra montuoso presso la pianura della Fusha, dove già nell’anno successivo seguì la costruzione del più grosso centro albanese dell’isola.

A seguito dell’eccessiva rigidità del clima i fondatori della città si spostarono appena più a valle, in prossimità della pianura sottostante, dove il centro abitato si è sviluppato su più quartieri, (alcuni fra i primi Qaca e vjetërShën GjergjiSheshi), ognuno dei quali suddivisi in aree che generalmente prendono il nome dalle chiese in primis edificate, dai toponimi albanesi o dalle famiglie di Piana degli Albanesi, seguendo la morfologia montuosa del territorio. L’omogeneità sociale, culturale ed etnica degli albanesi si manifestò immediatamente con la rapida costruzione delle chiese di rito greco-bizantino e delle prime infrastrutture; venne inoltre ostacolato l’accesso ai forestieri e per molto tempo non fu permesso ai “latini” di risiedere nel paese oltre un determinato periodo di giorni.

Durante il XIX e XX secolo gli arbëreshë di Piana degli Albanesi parteciparono attivamente alle vicende storiche regionali, nazionali ed oltre i confini nazionali, giocando un ruolo significativo per l’unità nazionale italiana e l’indipendenza albanese, e partecipando alle fasi più incisive del movimento dei Fasci Siciliani dei Lavoratori (denominato in lingua arbëreshë Dhomatet e gjindevet çë shërbejën); a ribadire il legame con la madrepatria e l’amore per quella odierna.

Importanza di rilievo storico e politico nazionale ha Portella della Ginestra (distante appena 3 Km dal centro abitato di Piana degli Albanesi), il luogo in cui, il 1 maggio del 1947, la banda di Salvatore Giuliano eseguì l’omonima strage facendo fuoco contro la folla, radunata per la celebrazione della festa del lavoro, provocando undici morti e numerosi feriti.

Il paese Oggi

Piana degli Albanesi oltre a essere il fulcro socio-culturale, religioso e politico delle comunità, ha mantenuto pressoché intatte nel tempo le proprie peculiarità etniche, linguistiche, culturali e religiose d’origine. L’amministrazione comunale utilizza nei documenti ufficiali anche l’albanese, ai sensi della vigente legislazione che tutela le minoranze etniche e linguistiche.

Il comune di Piana degli Albanesi gode di una suggestiva posizione geografica in quanto contornato da quattro imponenti montagne (Pizzuta, Kumeta, Maganoce, Xëravulli), da siti naturalistici (Neviere, Grotta del Garrone, Honi), e cinta dal verde dalla Riserva Naturale Orientata Serre della Pizzuta.

Questi territori oltre ad offrire fauna e flora di primario interesse naturalistico si apprestano ad ospitare attività sportive quali: escursionismo a piedi, cicloturismo, equiturismo, canottaggio e parapendio. Queste caratteristiche hanno suggerito l’inserimento di Piana degli Albanesi nei beni territoriali del WWF e negli itinerari escursionistici denominati Sentieri Italia, che si propongono di stabilire un legame tra Sud e Nord d’Italia seguendo il filo conduttore delle antiche vie di comunicazione della montagna.

Il lago ha un’attrattiva notevole ed è meta costante di numerosissimi turisti e sportivi. Annualmente vi si svolgono diverse manifestazioni (gare di canoa e canottaggio) e diverse società sportive vi svolgono le loro attività invernali di preparazione.

Il patrimonio artistico della città è costituito principalmente dalle sue chiese in stile barocco. All’interno della chiesa di Chiesa di San Nicola, edificata alla fine del XVI secolo, è possibile ammirare le icone (pitture su tavole raffiguranti immagini sacre) di loannichios, l’iconografo di maggiore interesse artistico dell’Italia meridionale del ’700, quali San Nicola in cattedra, la serie dei Padri della Chiesa, Cristo sommo sacerdote e re dei re.

Preziose testimonianze artistiche sono ospitate all’interno della Cattedrale di S. Demetrio Megalomartire di Tessalonica (1498): tre navate separate da due file di otto colonne di marmo ed archi a tutto sesto, contengono la più grande iconostasi lignea della Sicilia, con icone del monaco cretese Manusaki, che ricopre le tre absidi; arricchiscono l’interno della cattedrale affreschi del Novelli, dell’iconografo greco EleuterioHatsaras e del Katzaras.

Ai piedi del monte Pizzuta, poco distante dal centro abitato, sorge la Chiesa della SS. Madonna dell’Odigitria (XV secolo). Costruita nel 1488, anno in cui furono stipulati “I Capitoli di fondazione”, è a pianta quadrata, con altare centrale del XVIII secolo, in marmi mischi, custodisce una immagine su tela della Madonna Odigitria, opera del 1612 di Pietro Antonio Novelli, padre del più celebre monrealese. La chiesa custodisce una lapide, posta nell’ingresso centrale, che rammenta ai visitatori le vicende dell’insediamento. In due diversi periodi dell’anno, ossia a maggio e ad agosto, per tradizionale devozione secolare gli arbëreshë si recano prima dell’alba in questo santuario sacro per partecipare alla Divina Liturgia e infine intonare rivolti verso l’oriente, l’Albania, canti sacri e popolari nostalgici per la Madre Patria.

La Chiesa di San Giorgio Megalomartire (XV secolo), edificata nel 1493, è la più antica del centro urbano. Costituita da un’unica navata, con volta a botte, è adornata da un affresco di San Giorgio in gloria, opera settecentesca di Cristodoro. Chiusa ad ovest da un’abside sul cui catino un affresco bizantino raffigura Cristo Pantocratore, riportante la scritta albanese “U Jam drita e jetës kush vjen prapa meje ngë ka të jetsënjë në të errët”. Assai pregevole è il gruppo scultoreo di San Giorgio, titolare della chiesa, che trafigge con la sua lancia il drago, simbolo del male. Opera di Jeromus Bagnasco, il quale si ispira alla raffigurazione in argento della fibula del costume femminile albanese.

I preziosi costumi tradizionali femminili, interamente ricamati in oro e adornati da gioielli tipici della gioielleria siciliana del ’600 e ’700, sono la più significativa espressione dell’artigianale artistico locale.

Piana degli Albanesi è molto nota anche per la sua fama gastronomica. Tra i prodotti tipici del luogo, come le “Uova rosse” del Sabato Santo o i “Panaret”, pani di Pasqua, realizzati in pasta frolla a forma di cesto e con decorazioni pasquali, spicca il “cannolo di Piana”, motivo di forte richiamo turistico. Il cannolo di Piana è universalmente noto come il miglior cannolo di tutta la Sicilia; il suo segreto culinario è riposto nella cialda (shkorça) di farina, vino, strutto e sale, riempita con ricotta locale, zuccherata e passata a setaccio, e schegge di cioccolato.

Informazioni

Autobus:

Autolinee Prestia e Comandè | Orari

Click & Go!
Social network

La grande sconfitta, in tutto, è dimenticare.

Louis-Ferdinand Céline

Il memoriale di Portella della Ginestra

Il Memoriale di Portella della Ginestra (Përmendorja e Purteles së Jinestrës) è una originale sistemazione naturale-monumentale del luogo, situata nella contrada omonima di Piana degli Albanesi (a circa 3 Km dal centro abitato) realizzata a ricordo dell’omonima strage avvenuta per mano mafiosa il 1 Maggio 1947.

La sistemazione monumentale di Portella della Ginestra è un’opera di land art (arte della terra, del territorio) di cui vi sono altri svariati esempi nel mondo. Il Memoriale è stato progettato e realizzato tra il 1979-1980 da Ettore de Conciliis, pittore e scultore, con la collaborazione del pittore Rocco Falciano e dell’architetto Giorgio Stockel.

L’opera, a carattere non effimero né ideologico, è stata immersa nella natura e nel paesaggio per evitare di chiudere la memoria della strage in un blocco architettonico o in un chiuso gruppo di figure. Andando oltre le sistemazioni monumentali concepite in modo più tradizionale, l’artista ha tentato di imprimere un gigantesco e perenne segno della memoria sul pianoro sassoso di Portella della Ginestra.

Un muro a secco fiancheggiato da una tipica trazzera, per una lunghezza di circa 40 metri, taglia la terra, come una ferita, nella direzione degli spari. Tutt’intorno, per un’area di circa un chilometro quadrato, dove vi furono i caduti del 1º maggio 1947, si innalzano grandi massi in pietra locale, alti da 2 a 6 metri, cavati sul posto della pietraia.

Uno di essi è il “masso di Nicola Barbato”, da dove il prestigioso dirigente Arbëreshë dei Fasci Siciliani dei Lavoratori era solito parlare alla sua gente. Altri figurano sinteticamente corpi, facce e forme di animali caduti. In altri due sono rispettivamente incisi i nomi dei caduti e una poesia. Essendo stata una strage che ha colpito una minoranza etno-linguistica, una nuova opera di Ettore de Conciliis prevede un altro grande masso, sempre in pietra locale, con incisa una poesia in lingua albanese.

Informazioni
Click & Go!
Video gallery